Michelangelo Bastiani. Tra ballerine in bottiglia e paesaggi interattivi.

Per dare inizio alle mie narrazioni “aumentate”, ho scelto un artista che ho scoperto qualche mese fa alla Galleria Emmeotto, a Palazzo Taverna, in una mostra durata circa due mesi, dal 13 dicembre 2016 al 31 gennaio 2017, a cura di Alessia Carlino.Protagoniste, le opere di Michelangelo Bastiani, giovane artista di Bibbiena che incentra il suo lavoro, svolto a Firenze, sulla cangiante e impermanente immagine dell’acqua in tutte le sue declinazioni. Non usa l’acqua nella sua realtà materiale, ma la riproduce attraverso ologrammi e proiezioni o schermi interattivi. Il titolo della mostra, Diorama, crea una serie di connessioni e richiami all’antico dispositivo ottico, progettato nel 1822 da Daguerre e Bouton. La connessione tra le opere di Bastiani e il Diorama deriva proprio dal carattere illusionistico e multisensoriale di cui entrambi sono investiti. La continua mutazione della luce che contrassegna il funzionamento del Diorama è anche alla base del processo olografico. Michelangelo Bastiani “conserva” i suoi piccoli paesaggi olografici all’interno di barattoli o bottiglie di vetro che ne manifestano tutta la delicatezza ed evanescenza. I soggetti che fluttuano all’interno delle bottiglie sono leggiadre ballerine di danza classica o trapeziste che sembrano perdersi nella minuta dimbarattolo-ballerina_g3x2_0_0_1500-20160520111930ensione onirica e, allo stesso tempo, occlusiva delle bottigliette. Opere meravigliose a metà tra We are all waters di Yoko Ono, piccole boccette riempite d’acqua ed etichettate e le Sand boxes di Joseph Cornell che racchiudono figure di ballerine come Tilly Losch e che si ispirano ai giocattoli del XIX secolo, fatti di scatole di legno, al cui interno si muovono figurine di trapezisti o danzatrici animati da un meccanismo di sabbia nascosto. Bastiani riporta in vita il sapore antiquario di un giocattolo meccanico, trasformandolo in un moderno ologramma che lascia incantati gli spettatori, catturati dai lenti e precisi movimenti delle ballerine. Sembra di guardare il mondo incastonato in un carillon senza musica, in cui le figure appaiono imprigionate eternamente nello spazio che le ospita, in questo caso le bottiglie o i barattoli. L’artista non conserva solo immagini di figure  umane, ma soprattutto di elementi naturali, come nuvole ed acqua. In opere come Nuvola d’Appartamento, Tempesta in botti
glia
, del 2015 o Cumulo in bottiglia  del 2016, sembra che Bastiani abbia voluto racchiudere e custodire, all’interno di barattoli chiusi, sprazzi di cielo o di mare che sono lì per essere guardati nei loro fenomeni ripetitivi e perpetui, come la pioggia o le onde dell’oceano in tempesta, ma che non si offrono all’interazione con lo spettatore, anzi, rimangono ser
rati e confinati nel loro mondo “sottovuoto”. Altre opere dell’artista sono, invece, appositamente create per coinvolgere e interagire direttamente con i visitatori. Si tratta di proiezioni video o schermi che riproducono il movimento delle cascate, come Digital Marmore Wall III che, dot3ati di sensori di movimento, captano gli spostamenti o la semplice presenza degli spettatori e riflettono questi cambiamenti sugli schermi. Così, può accadere che la cascata si fermi, cambi il suo percorso o rallenti, come se lo spettatore passasse proprio attraverso o sotto l’acqua.  Il paesaggio, dunque, viene racchiuso in uno schermo, ma questo comunica con lo spettatore e lo “sente”, aumentando l’esperienza percettiva, che non è soltanto visiva, ma soprattutto tattile. Nell’opera The Iceberg, in una saletta semibuia, l’artista proietta a terra l’immagine di un laghetto. Quando lo spettatore vi passa sopra, si creano delle piccole increspature sulla superficie dell’acqua. Ecco qui che ci troviamo di fronte, anzi, in questo caso dentro ad un’opera che, una volta esposta, non dovrebbe avere vicino il classico cartello che recita “vietato toccare”, ma che dovrebbe contenere il messaggio opposto: “vietato non – toccare”. L’installazione, infatti, esiste solo se lo spettatore interagisce e gioca con essa, o più precisamente, la tocca.

Immagini: courtesy Galleria Emmeotto 
Michelangelo Bastiani

2 risposte a "Michelangelo Bastiani. Tra ballerine in bottiglia e paesaggi interattivi."

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